C’era un tempo, lungo la calma superficie del mare e il lento ondeggiare delle acque, accompagnato da un sole che più splendente non si può, un piccolo pesce, tutto nero, dalle fattezze alquanto aliene, che aveva come particolarità, sulla sommità del capo, una lanternina luminosa che gli serviva per illuminarsi nelle parti più oscure e profonde di quel mare così cristallino e luminoso.
Perché quel pesciolino alienino non è uno qualunque, ma è un pesciolino del Più Profondo che non si può, ovvero, degli abissi più profondi e più oscuri, quel mare misterioso e inaccessibile a chiunque. E il nostro pesciolino, è un Diavolo Nero, una specie delle tante, abitante di quel mondo così tetro e inospitale agli occhi degli abitanti marini che nuotano nell’abisso più limpido che non si può. Quindi, come è possibile che un pesce degli abissi sia arrivato fin quaggiù? Il sole è il loro nemico, un solo raggio infuocato di quella sfera fiammeggiante e… ZOT… restano come fulminati. Allora perché tale creatura si fosse spinta oltre i propri limiti? Perché trovare la luce quando si è destinati al buio? Perché raggiungere ciò che non si può? Tutti questi perché hanno una risposta: il nostro diavolino desiderò da sempre di raggiungere quei piccoli bagliori eletti che riuscivano a fendere le tenebre in cui era nato e cresciuto, per capire chi o cosa le provocasse, come fosse fatto, per vederlo da vicino e... chissà! Magari catturarlo attraendolo con la sua lanternina per condurlo nel suo abissale mondo come usa fare con le sue prede, per poi tenerlo tutto per sé quell’oggetto abbagliante e affascinante. Chissà quanti bagliori ancora più intensi è in grado di creare! Quanta luce desiderò in quel mare buio.
E con questo desiderio, quel pesciolino delle tenebre col cuore pieno di luce, ha intrapreso tale viaggio, sfidando se stesso, sfidando persino le leggi di Madre Oceano, costi quel che costi! Guidato dalla sua proverbiale e fedele lanternina, aveva percorso metri e metri d’acqua per giungere fino a dove siamo adesso, in mezzo alla superficie azzurrognola e quel sole splendente… quanto è incantato nell’osservare tanta luce, tanto chiarore che mai, e poi mai, aveva visto o percepito in vita sua.
Quanto sole desiderato, quanto sole per un pesciolino che conosce solo l’oscurità degli abissi. Finché, un raggio di sole, come previsto, non lo espone a un pericolo: una di quelle fiammelle calorose più vicine al suo musino lo colpì, irradiando la sua fronte fino a procurargli una scottante cicatrice rossa.
Oh no! Il piccolo diavolo nero sta per essere bruciato dal sole… ZOT…
Come farà a tornare negli abissi? È troppo lontano dal buio, non riesce a tornare a casa prima che il suo corpo si scaldi troppo in quell’acqua calda e piena di luce.
Cosa farà? Il piccolo pesce sente che ormai non può più farcela. Spingersi oltre, lasciare il suo mondo, è stato un errore. Ora sente una grande paura.
Il suo desiderio pieno di luce, in realtà, era un sogno pericoloso, ingannato dalla bellezza e dal calore di quella stella che trovava tanto attraente.
Finché, una bolla buia lo accolse. POP. La sua lanterna così come le sue scaglie si illuminarono di una bella luce violacea, rischiarando quella bolla misteriosa e oscura che lo rigenerò istantaneamente, facendo scomparire quella scottatura rossastra.
Ma, come è possibile tale prodigio? Una bolla magica, buia e fredda, esattamente quello che ci voleva per uno come lui. Si girò e rigirò per capire cosa o chi avesse generato tale fenomeno, fin quando non vide il motivo; un delfino bianco come il latte, dalle guance come pomodori lo scrutava entusiasta, insieme a un pesciolino che lo guardava con fare affabile.
Ebbene sì! Erano i nostri Whistle e Flippy, che si erano adoperati nel suo salvataggio, specialmente Whistle: vedendolo in tali condizioni mentre erano giunti sulla superficie per inalare la quotidiana razione di brezza marina al loro respiro, il delfinetto si apprestò immediatamente a creare, tramite il suo sfiatatoio ricciolino, una bolla all’interno buia e fredda… sì, Whistle è in grado di creare anche questo attraverso le sue amate bolle.
E li lasciamo così, con il piccolo pesce abissale ormai al sicuro nella sua bolla, a guardare il sole che pian piano scende dietro l’acqua azzurra.
In quell’istante, il piccolo pesce capisce che, per quanto si possa desiderare la luce, il buio serve per poter vedere davvero la luce che c’è.
E con il cuore grato per quei due splendidi amici, capisce anche che non si può stare sempre al sole se prima non si conosce il buio… e che desiderare la luce è già un piccolo passo verso di essa. Se ci sono degli amici vicini, ogni raggio di sole sembra ancora più bello e caldo.