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Il Viaggio di Margherita

Quando la fantasia guarisce l'anima

 

di Marco Smiraglio

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C'era una volta in un piccolo paese in provincia di Modena, una bambina dai lunghi capelli neri. Un viso allegro e pieno di curiosità per tutto ciò che rappresentava la natura. I suoi grandi occhi blu si illuminavano ogni qualvolta che scopriva un nuovo fiore oppure una piccola piantina

Seguiva incuriosita ogni piccolo insetto e affascinata correva incontro alle farfalle. Quando le si proponeva di recarsi in campagna anche per un semplice picnic, esultava al solo pensiero di godersi in pieno ogni attimo di quella giornata. A Margherita piaceva molto recarsi a scuola a piedi, soprattutto quando poteva ammirare la natura durante il tragitto. Frequentava la terza elementare con una dedizione allo studio ineccepibile.  

Come tutti gli anni durante la primavera le maestre organizzavano piccole gite nella campagna circostante, ma durante una di quelle Margherita si sentì male. Fu soccorsa immediatamente e portata in ospedale dove venne ricoverata. Poi le fu diagnosticata una preoccupante patologia, ma per fortuna curabile in alcuni mesi. Avrebbe dovuto quindi assentarsi da scuola fino al termine dell’anno scolastico. Durante la degenza in ospedale tutte le sue compagne di classe andarono a trovarla e Margherita poté continuare a studiare sugli appunti che le recapitavano. 

Ma una volta rientrata a casa non poté più ricevere le sue amiche. -È ancora molto debole, e ha bisogno di guarire gradatamente, Poi appena vi sarà possibile, consiglio di portarla su nel nostro appennino e farle respirare aria più pulita- così si era espresso il dottore. 

Era quindi compito della mamma recuperare gli appunti delle lezioni e consegnare poi i compiti svolti. Margherita comprendeva la necessità di stare da sola, tuttavia da qualche tempo era malinconica e anche un po' triste. Gioiva un po’ quando qualche sua amica passava a trovarla nonostante non potesse entrare in casa, ma per lei era già bellissimo poterla vedere e parlarle. Anche se mamma e papà cercavano in tutti i modi di starle vicino e giocare spesso assieme, lei continuava ad essere affaticata e triste. 

Decisero quindi di anticipare la partenza verso casa della nonna materna che viveva a Polinago, un paese situato nel basso appennino modenese. Margherita aveva bisogno di aria più salutare, distrarsi un po’ dallo studio ed essere allo stesso tempo impegnata il più possibile. 

Trascorrere quindi la convalescenza a casa della nonna sarebbe stata la medicina giusta. 

Quando giunse a Polinago, l’accolse subito un’aria colma di profumi e per completare l’accoglienza fu assorbita dall’incantevole abbraccio di nonna Maria. Iniziò a trascorrere le giornate giocando con il cane e i tre gatti senza abbandonare le sue bambole e soprattutto il peluche preferito: un coniglietto bianco e grigio

Spesso nel pomeriggio si sedeva davanti alla finestra della sua cameretta e osservava fuori il mutare della luce del sole che componeva ombre sempre nuove. 

Era già primavera inoltrata, i prati sembravano un manto verde vellutato, da dove spuntavano una varietà infinita di fiori. Gli alberi vogliosi di sole si vestivano di foglie, mentre l'aria si intiepidiva sempre più. Un pomeriggio cullata dal tepore primaverile, si addormentò sulla poltroncina di fronte la finestra e sognò di guardare fuori attraverso i vetri. Nel cielo azzurro vide passare una mongolfiera senza nessuno a bordo. -Chissà perché è vuota? - Si domandò accigliando la fronte. Poi osservando attentamente vide alcune manine appoggiate al bordo e una testina che cercava di sporgersi al di fuori. -Ci sono dei bambini, speriamo che stiano bene- pensò. Stava vivendo un sogno e non si era accorta che stringeva ancora fra le mani il piccolo coniglio di peluche che a un tratto si lamentò. 

"Smettila di stringermi! Mi stai facendo male!

Margherita rimase interdetta. Non riusciva più a distinguere il sogno dalla realtà. E allora allentò la presa del coniglio che sorridendo le domandò.

"Ciao Margherita. Hai voglia di fare un bellissimo viaggio?"

Certamente” rispose senza esitare, poi riflettendo un po' disse:

"Ciao Tatino. Finalmente hai parlato".

Adesso che puoi ascoltarmi lo posso fare” rispose il coniglietto. E aggiunse.

"Bene allora preparati che partiamo".

"Come faremo?" Domandò stringendosi su sé stessa.

"Sarà la mia amica Silla a portarci fuori".

"Chi è Silla?" Domandò curiosa Margherita.

"E' la goccia di mille colori, frutto della fantasia di tutti i bambini".

Quando la goccia si presentò, colse di sorpresa la bambina che non si aspettava fosse così grande e così meravigliosamente colorata. 

"Ora puoi salire e lasciarti guidare da Silla. Lei sa dove portarti" disse il coniglio.

Appena salita si trovò come per incanto a sorvolare il prato. Un attimo dopo si trovò di fronte a un cespuglio di piccole margherite.

"Ciao bella bambina, qual è il tuo nome?"

"Margherita!" Rispose orgogliosa. Poi domandò a sua volta. "Il vostro qual è?". "Tutte noi siamo margherite. Non abbiamo nomi diversi". "Come fate a riconoscervi e a giocare insieme, se non vi chiamate per nome?". “Ci conosciamo da quando eravamo un piccolo seme bianco che trasportato dal vento ci ha depositate qui. Da allora ognuna di noi possiede un piccolissimo puntino di colore diverso che ci contraddistingue”. La goccia di mille colori scosse Margherita raccomandandosi che il viaggio doveva continuare e che ci sarebbero state tante altre cose da vedere. La bambina salutò le margheritine e un attimo dopo si trovò sopra a un albero di fronte a un nido di cardellini. Rimase in silenzio per un po' osservando che erano impegnatissimi a intrecciare foglie e fili d’erba. Poi curiosa domandò.

Ciao uccellini vedo che siete molto impegnati, cosa state facendo?” “Stiamo costruendo il nido per i nostri piccoli. Deve essere pronto in primavera”. “Allora buon lavoro, vi auguro di terminarlo presto”. E riprese il suo meraviglioso viaggio. La goccia di mille colori inaspettatamente iniziò a roteare e Margherita si trovò a testa in giù. Per alcuni attimi si disorientò poi assaporò l’affascinante bellezza che si prova a guardare il mondo da un’altra prospettiva. E allora pensò a tutti quei bambini che sono costretti a vivere nel disagio più umiliante senza poter vedere il mondo da una prospettiva più bella, quella della serenità, spensieratezza, del gioco e della merenda in compagnia. Si rattristò un po' poi si rivolse alla goccia pregandola di aiutarla ad esaudire un suo desiderio. “Vorrei che tutti i bambini del mondo potessero viaggiare sopra a una goccia di mille colori, poter esplorare intorno a loro e colorarsi della bellezza che li circonda”.      

Silla ubbidì immediatamente e in pochi istanti il cielo si riempì di milioni di gocce di mille colori che formarono un immenso arcobaleno carico di dolcezza. Viaggiò così per tutto il mondo lasciando cadere gocce ogni qualvolta che vedeva dei bambini. Soddisfatta per il desiderio esaudito scese dalla goccia Silla, la salutò e tornò sulla poltroncina in compagnia del coniglietto bianco e grigio.  “Grazie Tatino per avermi dato l’opportunità di fare questo bellissimo viaggio. Lo ricorderò per sempre”. “Sono contento che ti sia piaciuto. Quando lo vorrai ne faremo altri sempre belli”.  Margherita era felice al solo pensiero di poter viaggiare ancora trasportata dalla goccia di mille colori. Ma a distrarla dal suo sogno fu la voce della nonna Maria.  “Margherita svegliati, sono arrivati mamma e papà con un bellissimo regalo per te”. La bambina eccitata corse dai genitori, saltò in braccio al papà stringendolo a sé con un braccino mentre con l’altra manina accarezzava il viso della mamma. “Guarda bambina mia cosa ti abbiamo portato” disse la mamma. “Lo apro subito” rispose Margherita. Velocissima si impegnò con mani e piedi a scartare il pacco e con estrema meraviglia vide sopra la scatola la foto di una mongolfiera. “Papà, papà mi aiuti a montarla, la proveremo subito con Tatino a bordo”. Il sole regalava ancora tanta luce con una temperatura ancora mite. E mentre un venticello primaverile iniziava a dondolare dolcemente la mongolfiera, Margherita pose al suo interno il coniglietto e si raccomandò a lui. “Tatino, quando volerai lassù manda un bacino a tutti i bambini del mondo”.

 

 

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