Oliver spalancò i suoi occhioni verdi sulla ruota panoramica più grande che avesse mai visto: la London Eye, ovvero l’occhio di Londra. L’emozione che il bambino provò nel trovarsi davanti a questa enorme attrazione fu indescrivibile, eppure vi era da dire che, nonostante avesse soltanto dieci anni, aveva già vissuto tante esperienze, anche se non sempre positive.
Il suo pancino, infatti, fin dalla sua nascita aveva sempre fatto i capricci, così diceva sua mamma, e per questo aveva dovuto subire diversi interventi. Tuttavia, ciò non riuscì mai a tenere a freno la sua curiosità e la sua voglia di sognare. Spesso, infatti, dalla finestra della camera dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo immaginava di visitare Londra, la patria del suo amato Harry Potter e luogo di origine di sua madre. I suoi genitori gli avevano detto che, il giorno che fosse guarito, lo avrebbero portato a fare quel viaggio da lui tanto sognato. E quel giorno era arrivato!
“Snowy, riesci a credere che lo stiamo per fare davvero?”, sussurrò Oliver, che si era momentaneamente nascosto in uno dei bagni dell'aeroporto di Bari mentre i suoi genitori stavano terminando il check in.
Dal suo zaino gli giunse subito una dolce vocina, che non tardò a rispondergli. “Lo sai quante volte mi hai ripetuto questa domanda in macchina?”, squittì Snowy, la civetta di peluche che era stata regalata ad Oliver per il suo quarto compleanno da sua madre ancora prima che venisse a conoscenza della saga di Harry Potter.
Nessuno sapeva che Snowy fosse in grado di comportarsi come una vera civetta o di parlare come un essere umano, o meglio, nessuno tranne Oliver.
Né Snowy né Oliver sapevano spiegarsi come questo fosse possibile, ma non ci davano troppo peso. D’altronde, Oliver aveva sempre desiderato con tutto il suo cuore avere vicino degli amici durante i suoi giorni in ospedale, inoltre non sarebbe mai riuscito a fare a meno della compagnia di Snowy e del modo in cui era sempre in grado di rallegrare la giornata.
Oliver e i suoi genitori, dopo essere atterrati all’aeroporto di Gatwick, raggiunsero Londra grazie ad un treno, il Gatwick Express. Non era esattamente come l’Hogwarts Express, infatti Oliver non aveva dovuto attraversare alcun muro per raggiungere il binario del suo treno, inoltre non gli era parso di vedere la Strega del carrello aggirarsi per le carrozze ad offrire Gelatine Tuttigusti+1 o Cioccorane. Oliver, però, se lo aspettava. D’altronde il suo papà, durante l’attesa all’aeroporto di Bari, gli aveva ricordato che in estate non vi erano lezioni ad Hogwarts, perciò anche il macchinista dell’Hogwarts Express sarebbe rimasto a casa.
Forse era meglio così, si disse Oliver, visto che le famose gelatine potevano essere dei gusti più disparati, anche al gusto di sapone, di erba fresca e persino di cavoletti di Bruxelles! No, Oliver non ce l’avrebbe fatta a mangiarle. Gli sarebbe piaciuto, invece, scartare una Cioccorana. Forse non sarebbe neanche riuscito a mangiarla, visto che le Cioccorane tendevano a saltellare via una volta liberate, proprio come rane vere, ma almeno avrebbe potuto tenersi la figurina nascosta nella confezione. Quanto avrebbe voluto una figurina di Albus Silente, la stessa che Harry aveva trovato nel suo primo viaggio sull’Hogwarts Express!
I genitori di Oliver avevano prenotato il loro soggiorno all’hotel Tavistock, affacciato sulla deliziosa e verdeggiante piazzetta omonima, nel quartiere di Bloomsbury, famoso tra gli amanti dei libri, in cui risiedevano le sedi di alcune delle più importanti case editrici del Regno Unito, tra cui la Bloomsbury Publishing Plc, che pubblicò per la prima volta la saga di Harry Potter, decidendo di scommettere sull’autrice J.K.Rowling. Sua madre, che aveva trascorso gli anni dell’adolescenza proprio a Bloomsbury, ovviamente lo sapeva, e quando lo raccontò ad Oliver, il bambino sentì un inspiegabile moto di gratitudine verso quel posto.
“Non agitarti, è una sensazione comprensibile”, gli sussurrò Snowy dal fondo della borsa non appena aveva notato la reazione del suo amico. “La saga che ci ha accompagnato per tutti questi anni ha avuto qui il suo inizio, dopo tutto”, aveva continuato Snowy, e Oliver annuì alle sue parole, prima di riprendere a seguire i suoi genitori fino all’albergo.
Dopo aver sistemato le valigie ed aver velocemente pranzato nella hall dell’albergo, Oliver e i suoi genitori attraversarono la strada per raggiungere la fermata del bus rosso a due piani che li avrebbe portati nel quartiere di Kensington, dove si trovava la prima meta della loro vacanza: il Museo di Storia Naturale. Oliver, infatti, coltivava un’altra passione oltre a quella per Harry Potter, cioè quella dei dinosauri. Certo, non si considerava un esperto di paleontologia, ma si era divertito molto a studiare queste creature in terza elementare, grazie anche ai libri che la mamma riusciva a procurargli sull’argomento, sia in italiano che in inglese.
Solo la sala principale del museo, a cui si accede subito dopo aver varcato l’ingresso, era bastata per lasciare il piccolo Oliver a bocca aperta, con lo sguardo rivolto verso l’alto, dove vi era appeso un gigantesco scheletro di dinosauro.
“Impressionante, vero? Si tratta di un diplodoco”, gli disse sua madre, inginocchiandosi di fianco a lui, mentre Oliver cercava di capire quel nome. “Un duplococo?”, provò a ripetere Oliver. “Duplo come la barretta della Kinder?”, chiese di nuovo Oliver, facendo ridere sua madre.
“No, diplodoco. Ti ricordi Alla Ricerca della Valle Incantata? Ecco, Piedino, con il suo collo lungo e le zampe tozze, è un diplodoco”, ripetè pazientemente la mamma di Oliver, ottenendo un cenno di assenso molto entusiasta dal figlio. Oliver da piccolo aveva consumato la cassetta di quel famoso cartone, tante erano le volte che lo aveva guardato sul vecchio televisore dei nonni.
“Sì, altro che Piedino, questo bestione doveva essere enorme!”, squittì Snowy, forse un po’ troppo ad alta voce, infatti una bambina si girò con sguardo interrogativo nella direzione di Oliver, il quale cercò di non guardare in basso dentro la borsa in cui teneva Snowy.
“Hai ragione, è veramente impressionante. Non smetterei di fissarlo, è come se fossi stato colpito da un incantesimo”, rispose il bambino, dondolando avanti e indietro sui talloni.
“Che vuoi dire, che vuoi rimanere qui per tutta la visita? Bhe, io voglio vedere tutto il resto perciò farai meglio a portarmici!”, lo incitò Snowy, facendo ridere Oliver, il quale non poteva essere più d’accordo, così cominciò ad incamminarsi verso la sezione dei dinosauri.
Un paio di ore dopo, Oliver era uscito dal museo stanco, ma felicissimo. La sua stanza preferita era stata quella in cui è presente un T-Rex meccanico, talmente realistico da incutere timore agli altri bambini, mentre Oliver vi era rimasto molto
vicino. Se non fosse stato per suo padre, probabilmente si sarebbe sporto ancora un po’ per poterlo toccare. Oliver era così: estremamente curioso verso tutto ciò che lo circondava, desideroso di vivere nuove avventure ora che poteva finalmente tornare a farlo.
Il resto del pomeriggio trascorse in fretta: subito dopo aver pranzato al bar del museo, Oliver e i suoi genitori fecero una passeggiata nei meravigliosi Kensington Gardens, i giardini in cui vi si trova il palazzo di William e Kate, futuri sovrani di Inghilterra, in cui Oliver e Snowy strinsero subito amicizia con le oche e le anatre che si trovavano sulle sponde del lago situato in mezzo al parco. Successivamente, la famiglia salì nuovamente su un bus a due piani per raggiungere il quartiere di Camden Town, così da concludere la loro giornata con una visita a Camden Market, il mercato più affascinante, strano e pittoresco di Londra, affacciato sul Regent’s Canal. Colori, etnie e profumi qui si mescolano creando un’atmosfera frizzante, che non voleva più lasciarti andare. Qui, il papà di Oliver aveva acquistato una fotocamera vintage e Oliver e sua mamma, mentre lo aspettavano, si erano concessi un dolcissimo spuntino allo stand di Humble Crumble, catena londinese specializzata nella preparazione di crumble di mele, un dolce tipico inglese, da decorare con numerosi toppings differenti. Una vera delizia!
Il giorno successivo, Oliver si era svegliato carico di energie. Dopo aver consumato un’abbondante colazione in hotel, lui e i suoi genitori (e ovviamente anche Snowy, solo che, come sempre, sarebbe rimasta nascosta nella borsa di Oliver), avrebbero passeggiato alla scoperta dei meandri di Londra dedicati alla saga di Harry Potter. La madre di Oliver aveva organizzato la giornata, rispolverando qualche ricordo della sua adolescenza e allo stesso tempo facendosi aiutare da internet.
La famosa stazione di King’s Cross per fortuna non era troppo distante dal loro albergo, perciò fu lì che la famiglia iniziò la sua giornata. Oliver era al settimo cielo. Allora ecco dov’era il binario nove e tre quarti! Prima di mettersi in fila per una foto, però, Oliver decise di entrare nel negozio dedicato alla saga. Avrebbe voluto acquistare ogni oggetto nel negozio, ma era consapevole del fatto che non avrebbe dovuto esagerare.
“Uffa, guarda quanto sono grandi le loro ali!”, si lamentò Snowy, la quale stava sbirciando dalla borsa di Oliver e aveva immediatamente intravisto dei peluche a forma di gufo molto più grandi di quanto non lo fosse lei. D’altronde, probabilmente erano peluche appena prodotti, mentre Snowy aveva un bel po’ di anni. Oliver, che intanto stava cercando dove il negozio tenesse le sciarpe e i mantelli, rise per quello che aveva detto Snowy. “Le loro ali sono enormi, però non possono usarle per volare, tu invece sì. Sarai anche più piccola, ma nonostante tu sia diversa da loro, sei unica, ed è proprio la tua unicità a renderti speciale, anche se magari qualche volta te ne dimentichi!”, disse Oliver, accarezzando le ali di cui Snowy si stava sentendo tanto insicura.
“Sei proprio un bambino speciale”, gli sussurrò Snowy, quasi con un po’ di malinconia, anche se Oliver non avrebbe saputo dire per cosa. “Chiunque sarebbe fortunato ad avere un amico dolce e paziente come te. Vedrai che a scuola ti circonderai di tante belle persone”, continuò Snowy, e anche Oliver si sentì più contento. D’altronde, iniziare le scuole medie lo metteva un po’ a disagio, ma non voleva farsi prendere dall’ansia. Tuttavia, come avrebbe potuto preoccuparsi del futuro in quel momento, quando adesso aveva una sfida più impegnativa davanti? Ossia scegliere se comprare la sciarpa di Grifondoro, la casata dei più coraggiosi, o di Corvonero, la casata dei più curiosi e razionali?
Alla fine Oliver scelse Grifondoro, sia perché vi era molto affezionato, sia perché la mamma gli ripeteva sempre che, secondo lei, se fosse stato un personaggio dei libri, sarebbe stato smistato proprio in questa casata.
Quando venne la sera, i genitori di Oliver avevano organizzato una meravigliosa sorpresa per il figlio. Per quella notte, infatti, avrebbero alloggiato al Georgian House Hotel, albergo di Londra in cui si poteva respirare profondamente l’atmosfera della saga di Harry Potter, specialmente nella camera (a tema Grifondoro, ovviamente). Oliver non resistette dal buttarsi sull’enorme letto a baldacchino, felicissimo.
“Non so se riuscirò a dormire questa notte!” Oliver sussurrò a Snowy, la quale lo stava guardando con uno sguardo estremamente dolce. Non era insolito da parte sua, ma comunque Oliver lo trovò un po’ strano.
“Snowy, va tutto bene?”
“Sì, certo, non preoccuparti. Piuttosto, cerca di dormire, che la vacanza è ancora lunga!”, gli sussurrò Snowy, al che Oliver si tranquillizzò.
Durante la notte, tuttavia, Oliver non poteva fare a meno di sentire continuamente dei rumori sia dentro che fuori la stanza. Avrebbe voluto svegliare i suoi genitori per parlarne, ma dall’altra parte si sarebbe sentito profondamente in colpa per averli svegliati.
Oliver, alla fine, decise di alzarsi dal letto quando si accorse che non era più abbracciato a Snowy. Dopo essersi stropicciato gli occhi per svegliarsi completamente, notò che Snowy si era messa a volare davanti alla finestra.
“Snowy, che cosa stai facendo?”, chiese Oliver, sussurrando, con la voce ancora impastata dal sonno. Snowy si allarmò non appena sentì la voce di Oliver, rischiando di emettere un suono che avrebbe potuto svegliare anche i suoi genitori.
“Oliver, non dovresti dormire?”, chiese Snowy, continuando a spostare nervosamente lo sguardo dal bambino alla finestra.
“Bhe, sì, ma come posso dormire se tu continui a fare rumore? Guarda che sento il fruscio delle ali”, sussurrò di rimando Oliver, prima di affacciarsi alla finestra per capire che cosa stesse innervosendo Snowy.
Per poco Oliver non cadde all’indietro a mettersi ad urlare. Poi si rialzò per capire se avesse visto bene…ed effettivamente, appena si riavvicinò alla finestra, poté chiaramente scorgere la sagoma di un uomo che si allontanava su una scopa volante. Un attimo, che cosa? Una scopa volante?
“Snowy, ma sto ancora sognando?”, chiese Oliver incredulo, girandosi verso la sua amica. Snowy sospirò, scuotendo la testa, e cessando il movimento delle sue ali per andare a posarsi sulla spalla di Oliver. “No, sei ben desto”, rispose Snowy, “Quell’uomo era venuto per informarmi di una cosa”, continuò la civetta.
“Lo conosci?”, domandò Oliver, e la civetta annuì. “Sì, anche se ci siamo incontrati pochissime volte. Non conosco il suo nome, so solo che è il mago che mi ha creata”, rispose Snowy, quasi non dando peso alla parola ‘mago’, la quale fece invece strabuzzare gli occhi ad Oliver.
“Mago? Hai detto mago?!”
“Parla a bassa voce, o sveglierai i tuoi genitori! Comunque sì, io sono stata creata da un mago, così come tanti altri giocattoli che ora appartengono a bambini in tutto il mondo. Questo mago si informa riguardo ai bambini che hanno qualche tipo di difficoltà e a quel punto gli affianca un giocattolo magico che possa aiutarli a riavere il sorriso”, spiegò pazientemente Snowy, mentre Oliver ascoltava affascinato questa storia.
“Se hai detto che lo hai incontrato pochissime volte, come mai è venuto da te questa notte?”, domandò Oliver curioso.
Snowy si prese il suo tempo per valutare come rispondere ad Oliver, per poi volare verso la finestra. “Avanti. Andiamo a fare un giro per la città”, disse Snowy. “Il mago ha lasciato qualcosa per te”.
Oliver non capì subito, ma appena si affacciò alla finestra vide una scopa volante pronta per lui. Oliver non poteva credere ai suoi occhi. Aprì la finestra e afferrò la scopa, sedendosi su di essa e provando ad assumere la postura dei maghi che aveva visto nei film di ‘Harry Potter’. Appena si fu sistemato sulla scopa, partì a tutta velocità, con Snowy che volava al suo fianco. Oliver non riuscì a trattenere un grido di gioia.
Londra di notte era tutta illuminata, dall’enorme quadrante dell’orologio del Big Ben alle capsule della London Eye, dallo Shard al Tower Bridge. In un baleno, Oliver e Snowy percorsero in volo molti dei quartieri londinesi, e Oliver non poté non notare che anche altri maghi stavano solcando il cielo in quel momento.
“Oliver, da quella parte!”
Snowy virò in direzione del mercato di Leadenhall, nel cuore della City, che era stato usato dagli sceneggiatori dei film di ‘Harry Potter’ per girare le scene a Diagon Alley, la via dei maghi. Durante il mattino, il mercato vittoriano ospitava pub e negozi, Oliver lo aveva visto con i suoi occhi. La notte, però, il mercato coperto si riempiva di maghi indaffarati con i loro acquisti nei negozi di magia…quella era proprio Diagon Alley. Oliver, una volta sceso dalla scopa, rimase estasiato. Si mise a correre per osservare le vetrine dei negozi e il fermento della vita notturna dei maghi. Vi erano negozi di animali, di pozioni, di scope, si poteva trovare di tutto!
“Snowy, è stupendo! Snowy?”, dopo la gioia iniziale, Oliver notò che la sua amica non era più al suo fianco. Poi, dopo qualche minuto, la trovò appollaiata sulla spalla dello stesso signore che aveva visto fuori dalla finestra della sua camera d’albergo. Il mago sorrise al bambino, ma non proferì parola. Fu Snowy, invece, a rivolgersi ad Oliver.
“Vedi, Oliver…”, cominciò Snowy, un po’ titubante, “Tu sei cresciuto molto durante il tempo in cui siamo stati insieme. Con la tua tenacia sei riuscito a superare momenti tristi, ma ora sei diventato un bambino sano e gioioso che ha superato le tue difficoltà. Il mio compito, dunque, è terminato. Devo tornare con il mago”.
Oliver all’iniziò non riuscì a registrare quelle parole. Per un attimo, gli sembrarono assurde. Sapeva che non avrebbe dovuto interferire con le regole del Mondo Magico, però…
“Snowy, ma io ho bisogno di te!”, cominciò a piangere Oliver, e la gufetta allora strofinò la sua testa contro il suo petto.
“Lo so, è molto difficile anche per me. Non avrei potuto essere stata assegnata ad un bambino migliore e sono triste. Tuttavia, non è detto che questo sia un addio. Io sarò sempre nel tuo cuore e nei tuoi ricordi, e tu nei miei. Inoltre, chissà, magari qualche volta potremo incontrarci nuovamente nei cieli di Londra. Quella scopa è tua, il mago ha scelto di regalartela”, disse Snowy, volando intorno ad Oliver, il quale stese le braccia per poterla abbracciare un’ultima volta.
“Grazie mille per tutto, Snowy. Hai ragione, non è un addio. Sono sicuro che ci incontreremo di nuovo, amica mia”, sussurrò Oliver, prima di lasciare andare Snowy, che volò nuovamente sulla spalla del mago, il quale allungò una mano per accarezzare la testa di Oliver. ‘Sei stato bravo’, sembrava che quel gesto volesse comunicare proprio quello.
Oliver riuscì a tornare in albergo sulla sua nuova scopa, rimanendo girato a salutare Snowy e il mago finché non divennero due puntini distanti.
Oliver da una parte si sentiva triste, ma dall’altra si sentiva estremamente fortunato per aver avuto un’amica così speciale e per aver vissuto un’esperienza così unica, così si addormentò con il sorriso.
Il giorno dopo, venne svegliato dalla voce dei suoi genitori che si domandavano cosa ci facesse una scopa vicino al letto di Oliver. Il bambino sorrise. Nel suo zaino era rimasta una piuma di Snowy. Un ricordo della sua carissima amica, che sicuramente avrebbe rivisto.