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NONNO GIGI

E LA FUGA SUL VESPINO

 

di Giuliano Strologo

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Nella campagna tranquilla appena fuori Baggiovara, in un angolo nascosto che profuma di tigli, si trova Stradello degli Orsi: un viottolo stretto e tortuoso, fiancheggiato da querce secolari che si piegano quasi a bisbigliare segreti a chi passa. È proprio lì che abitano Ada e Lia, due sorelline curiose e piene di energia. Alcuni dicono che il nome della via non sia affatto casuale: pare che gli orsi non ci siano mai stati, ma che gli abitanti siano un po’ tutti attratti dall’avventura, come se nella terra e nell’aria fosse rimasta impressa una voglia di esplorare, scoprire e - perché no - combinare qualche guaio. 

 

La famiglia delle bambine, composta oltre che da loro, da Mamma Fra e Papà Ni, e da uno strano gatto con le orecchie piegate in avanti di nome BaBau, vive in una casa piena di fiori, poco distante da quella dei nonni: Nonna Ke, detta anche “Signor No” e Nonno Gigi, esperto di marmellate improbabili e imprese decisamente fuori dal comune. A suo dire riusciva a riparare qualsiasi cosa, compresi i giochi che Ada e Lia puntualmente rompevano.

 

Quella mattina, come spesso accadeva, Ada e Lia decisero di andare a trovarlo in garage (che tutti chiamavano “il Covo del nonno")… e da lì, come spesso accadeva con lui, iniziò un’avventura assolutamente fuori controllo.

 

Nonno Gigi era un tipo… speciale. Portava sempre i sandali con i calzini spaiati, parlava con i piccioni e aveva una passione smodata per la marmellata di cipolle. Ma la cosa che amava più di tutto al mondo era il suo Vespino Verde Vintage, un motorino scassato ma leggendario, con cui aveva fatto il giro lì intorno almeno ottocento volte.

 

Nel suo “covo”, come al solito, il nonno era intento a fare qualcosa: quel giorno era intento a lucidare il Vespino con un calzino usato.

 

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- Nonno, ma lo sai che non ci puoi andare nella giungla con quello? - disse Ada.

 

- E chi ha parlato di giungla? - ribatté il nonno, tirandosi su gli occhiali. - Vado in campeggio! Un campeggio un po’… tropicale.

 

Lia alzò un sopracciglio. - Tipo… nella giungla amazzonica?

 

- Dettagli! È tutto prenotato! C’è pure un safari! — disse il nonno con entusiasmo. - E porterò il Vespino! È perfetto per i sentieri sterrati!

 

Nessuno riuscì a convincerlo del contrario. Il giorno dopo, Nonno Gigi, con il solito parere contrario della nonna Ke, partì per il suo viaggio, con una tenda da campeggio, tre barattoli di marmellata di cipolle, un retino per farfalle e una mappa disegnata a mano su un tovagliolo.

 

Arrivò nella giungla dopo due giorni di viaggio. Era un posto pieno di suoni strani, piante enormi, insetti curiosi e scimmie con più senso dell’orientamento di lui.

 

Il primo giorno, Nonno Gigi si perse sei volte cercando un luogo dove piantare la sua tenda.

 

Il secondo giorno, provò a cuocere un uovo usando solo il calore del sole e il cofano del Vespino. L’unico risultato fu un cofano unto e un uovo triste.

 

Il terzo giorno, decise di esplorare la giungla in sella al suo Vespino.

- Avanti, mio fidato destriero! - disse, accarezzando il manubrio come fosse un cavallo.

 

Ma qualcosa di strano accadde. Mentre guidava zigzagando tra liane e alberi, sentì un fruscio dietro di sé. Si voltò, e vide… un elefante. Gigantesco. Molto infastidito.

 

- Oh-oh… — sussurrò.

 

Poco dopo, sentì un ringhio sottile. Un cucciolo di leone, con un’espressione da “giochiamo a rincorrere il nonno?”, lo fissava. Non era propriamente aggressivo, ma nemmeno coccoloso.

 

- Oooook, Gigi, è tempo di andare! E anche in fretta! - disse il nonno, ingranando la marcia con la velocità di un ninja artritico.

 

Il Vespino partì con un BRUUUUUMM! e una nuvola di polvere. L’elefante barrì con rabbia e iniziò a correre dietro di lui, facendo tremare il terreno. Il leoncino saltava tra i cespugli come un peluche indemoniato.

 

- Aaaaaaaahhh! — urlava Nonno Gigi, tenendo il manubrio con una mano e agitando l’altra come se potesse chiedere all’elefante di rallentare.

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Tranquillo Gigi, solo un sogno, solo un sogno… - balbettava, mentre le api, disturbate dal trambusto, si unirono alla corsa.

 

Adesso era ufficiale: Nonno Gigi era inseguito da un elefante, un cucciolo di leone e uno sciame di api tropicali.

 

Il Vespino, nonostante l’età avanzata, sfrecciava tra le palme come un ghepardo con le ruote.

 

- NON ERA COSÌ NEL CATALOGO DEL SAFARI! - gridò il nonno.

 

Mentre correva, vide un tapiro che dormiva beato in mezzo al sentiero.

 

- Scusami, Ciccio! - urlò Nonno Gigi. Frenò, sterzò, il tapiro si svegliò, rotolò su sé stesso e… fu accidentalmente risucchiato nello sciame di api, che lo scambiarono per un dessert tropicale.

 

Poi passò vicino a un gruppo di pappagalli appollaiati. Uno di loro, evidentemente fanatico dell’azione, saltò sulla testa del nonno e cominciò a urlare:

 

- VIA! VIA! PIÙ VELOCE! SEI TROPPO LENTOOOO!

 

- E tu chi sei, il navigatore satellitare?! - rispose Gigi, disperato.

 

Il pappagallo gli mollò un colpetto sul cranio. - MENO PAROLE, DAI PIÙ GAS!

 

La corsa continuava. A un certo punto, Gigi si trovò davanti a un ponte sospeso fatto di corde, liane e probabilmente colla vinilica.

 

- Questo non reggerà… - mormorò.

 

Ma il ruggito dell’elefante dietro di lui era abbastanza convincente. Accelerò.

 

Il ponte oscillava, cigolava, un asse si staccò e volò via. Il cucciolo di leone provò a seguirlo, ma finì incastrato tra due liane. Il nonno urlò di gioia.

 

- TI HO FREGATO, MICIO!

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Ma l’elefante era ancora lì. E il ponte stava per crollare.

 

Con un atto di eroismo estremo e inconsapevole, Nonno Gigi saltò con il Vespino. Letteralmente.

 

- SPIDEEEER-NONNOOOOO! - urlò, mentre volava per circa 2 secondi.

 

Atterrò tra le foglie, rimbalzò su un tronco, colpì una noce di cocco e rotolò dritto in una pozza di fango.

 

Il Vespino si fermò… incredibilmente intatto. Il pappagallo se ne andò indignato.

 

Nonno Gigi rimase lì, tutto infangato, tremante, il cuore che batteva come un tamburo tribale.

 

Poi, con calma olimpica, si alzò, si tolse la noce di cocco dalla testa e disse:

- Ragazze mie, appena torno, brucio il catalogo dei viaggi.

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Quando tornò a casa, Ada e Lia lo trovarono sulla soglia, pieno di fango, con il Vespino che puzzava di banane e benzina.

 

- Com’è andato il campeggio tropicale, nonno? — chiese Ada.

 

- Indimenticabile - disse lui, con uno sguardo perso nel vuoto. - Abbiamo fatto amicizia io, un leone e un elefante. Ma da lontano.

 

Da quel giorno, il nonno raccontò a chiunque la storia della “Grande Fuga nella Giungla”, ma nessuno ci credeva. 

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Nessuno… tranne Ada e Lia. E ogni volta che qualcuno dubitava, loro mostravano la foto.

Quella in cui Nonno Gigi, a bocca spalancata, sfrecciava sul Vespino verde, inseguito da un elefante, un leoncino e uno sciame di api, con la camicia svolazzante e gli occhiali di traverso.

 

E ogni volta, esplodevano a ridere.

 

Perché in fondo, nella giungla o a casa, non c’era nessuno più coraggioso, pasticcione e irresistibile… del loro mitico Nonno Gigi.

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